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Le sabbie mobili del Canada. Il mio reportage sulle Oil Sands e gli impatti sociali e ambientali nelle riserve indiane a nord del pianeta.

http://www.qcodemag.it/2014/10/22/le-sabbie-mobili-del-canada/

Angel Oak: il tempo raccontato da una quercia

20 metri di altezza, 8,5 m di circoferenza e 1600m² coperti dalla sua ombra. Angel Oak è la storia di come un albero è capace di diventare un mito da venerare.

Angel oak

Siamo a Charleston in South Carolina, Stati Uniti. Angel Oak è una quercia che racchiude nel silenzio quasi 1500 anni.  La zona intorno a lei nel 1991 è diventata un parco per iniziativa degli abitanti della citta con l’intento di proteggerla e valorizzarla. Il suo nome deriva da un’antica leggenda di fantasmi di ex schiavi che apparirebbero come angeli danzando nella notte intorno all’albero.

Chissà cosa ne pensa lei, custode discreta di segreti, che in un tempo indefinito avrà visto passare sotto i suoi rami guerre, amanti abbracciati tra foglie e sole e storie come quelle di chi ha cercato di lavorare la sua terra. A noi ci resta solo il rumore del vento e la contemplazione di questo spettacolo della natura. La meraviglia esiste per chi è capace di ascoltare e osservare.

Povertà a Milano, nasce l’associazione AttivaMI

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Secondo un censimento del comune – a Milano – negli ultimi cinque anni le persone senza fissa dimora sono aumentate del 69%. Sono le vittime anonime della nuova povertà. Persone messe all’angolo dalla morsa della crisi e lasciate sole. Le cause? Di solito la perdita del lavoro, una spesa improvvisa oppure una separazione. L’associazione di volontariato AttivaMi si è mobilitatà per ridare un volto e una dignità a ognuna di loro.

AttivaMi è un associazione senza scopo di lucro che racconta la storia di un gruppo di amici che appartengono a diverse realtà lavorative – con ruoli e responsabilità differenti – e che hanno deciso di sviluppare e condividere insieme un progetto di volontariato al servizio della società, coordinandosi con le istituzioni private e pubbliche della città di Milano e provincia. Come? Appoggiandosi ad altre associazioni già esistenti e strutturate, offrendo la loro disponibilità per aiutare le persone in difficoltà economica, sociale e spirituale nella città di Milano.

Pochi infatti conoscono la realtà di una Milano silenziosa e “nascosta”: è quella che prende vita dopo le 21 nelle stesse vie del ‘quadrilatero della moda’ che fino a qualche ora prima erano un via vai di gente impegnata a fare shopping nei negozi; adesso sono il ritrovo di senzatetto che aspettano aiuto, un pasto caldo o una coperta. I volontari di AttivaMi – supportando il progetto “Unità Mobile” della Fondazione Isacchi Samaja, girano su un camper tra la zona di Porta Venezia e Stazione Centrale e hanno voluto dare voce a vite speciali ma dimenticate, come il caso di Ana riportato così sulla loro pagina di Facebook:

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Ana è dominicana. E’ arrivata in Italia 14 anni fa, in cerca di fortuna, per mantenere una famiglia numerosa: tre figli. Per dodici anni ha fatto la domestica, integrandosi perfettamente con la cultura italiana. Due anni fa, però, è rimasta senza lavoro. E da allora ha vissuto sulla strada: pochi abiti, e un letto fatto di coperte vecchie e cartoni riutilizzati.
L’abbiamo incontrata pochi giorni fa, infreddolita. Le abbiamo
parlato, ci è entrata nel cuore.
‘Milano ti dà sempre qualcosa da mangiare. Ma anche quando mi capita di rimanere digiuna, ringrazio Dio lo stesso: so che avrà dato da mangiare a qualcuno più bisognoso di me’.

Ana aveva un grande desiderio: quello di tornare nel suo paese per rivedere i suoi tre figli, che non vede da quasi tre lustri. E’ in regola con il permesso di soggiorno, perciò è stato facile comprarle un biglietto di andata e ritorno. Nel frattempo, Ana aveva anche un’altra necessità: quella di tornare a vedere be
ne. L’abbiamo accompagnata dall’oculista e abbiamo trovato un paio di occhiali adatti a lei. Finalmente è tornata a vederci bene. E noi a sorridere con lei.

AttivaMi ha in corso anche altri due importanti progetti: il progetto “Teenager imbianchini” che affianca l’associazione “Milano altruista“, con cui hanno già imbiancato una scuola dell’infanzia a Bruzzano, coordinando allo stesso tempo un gruppo di adolescenti che ha dipinto con loro e il Progetto “Scuola di Italiano” che permette ad AttivaMi di gestire direttamente una scuola di lingua e cultura civica italiana per favorire l’integrazione delle persone che provengono da altri paesi.

Il motto di attivaMi è una semplice frase del vangelo: “Gratuitamente avete avuto, gratuitamente date”. Nel mezzo del disagio, della rabbia e dell’egoismo in cui spesso non c’è più tempo per il dolore degli altri ci sono persone che hanno voluto fare qualcosa di costruttivo per la propria città, decise a non lasciare tutto sepolto nell’indifferenza. Ricordandosi che la carità autentica è quella di chi è capace di riconoscere nell’altro non un povero ma un simile.

A tre chilometri dalle cascate del Niagara

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Arrivo alle cascate del Niagara con gambe e testa di un uomo che vuole mantenere la promessa al bambino che è stato: “Un giorno andrò alle cascate del Niagara“. E quel giorno è arrivato.

C’è chi raggiunge un luogo semplicemente spostando il proprio corpo e chi ci prova usando la mente. Riuscire a entrare in sintonia con la terra che si percorre e si cammina non è facile e non tutti i viaggi riescono a darti qualcosa, una traccia, una sensazione precisa, un odore o un’immagine indelebile. Quello che ho imparato però è che nell’attesa del viaggio spesso creiamo le basi per trovare nella realtà qualcosa di interessante. Tutto il resto spesso segue itinerari comuni, già dati.

Per riuscire ad avere un ricordo speciale del viaggio a Niagara ho dovuto per forza fermarmi a tre chilometri dalle cascate e riflettere su qualcosa che puntalmente i turisti scartano. La cittadina canadese di Niagara è la storia di un flusso: tutto trae origine dai 51 metri del salto d’acqua più famoso al mondo. Non è un caso che i nativi americani chiamavano questo luogo Onguiaahra che in lingua irochese significa acque tuonanti. E forse non è nemmeno un caso che davanti ad esse il filosofo più conosciuto d’America – Ralph Waldo Emerson – elaborò la sua più importante teoria sulla mente come un flusso perpetuo, inacessibile e impossibile da risalire, esattamente come le cascate.

Oggi invece il flusso non è certo quello del pensiero ma quello che il governo canadese ha sdoganato: quello del turismo di massa. Questa parte di mondo è calpestata da 14 milioni di persone ogni anno. Tra le due sponde del fiume Niagara, americani e canadesi, si contendono i guadagni economici delle cascate con ogni mezzo. Nel 1990 il governo dell’Ontario (Canada) autorizzò il comune di Niagara all’apertura di casinò e sale da gioco con lo scopo di intrattenere i turisti in città per più giorni. Il risultato fu che la zona vicino alle cascate si trasformò rapidamente in una piccola Las Vegas canadese.

Un agglomerato di strutture ammassate sui lati delle strade che sembrano un enorme parco divertimenti, decine di alberghi di lusso e motel, torri panoramiche e gli immancabili Mc Donald, Hard Rock Cafè e Planet hollwood a ribadire come la modernità si sia rubata la pace di questi luoghi.  Una sensazione di invadenza e disagio che diventa netta mentre si è in attesa di prendere il battello del tour Maid of the Mist capace di arrivare fin sotto le cascate. Tutti in fila come pecore, stesso biglietto tra le mani, stessa mantellina di plastica blu per ripararsi dall’acqua e stessi commenti in lingue diverse.

Alle cascate del Niagara se c’è una cosa difficile da fare è rimanere viaggiatori; è il ritratto dell’epoca in cui viviamo, capace di trasformarci in consumatori anche quando ci spostiamo. Con il turismo basato sul lucro paghiamo per avere il diritto di consumare la bellezza e la cosa incredibile è che molte persone prese dalla brama di postare foto sui social network in tempo reale si perdono totalmente lo spettacolo del momento.

Rimane però qualcosa di unico in questo viaggio proprio nel punto dove inizia questa fiumana di persone. Nel vecchio centro della cittadina di Niagara mentre tutti i turisti lasciati i pulman e i taxi si precipitano verso le cascate, nessuno si ferma un secondo ad osservare la grande vittima del consumismo: la vecchia downtown. La bellissima Queen Street è praticamente una città deserta e in crisi. Una zona costruita a fine 800 con teatri, luoghi pubblici, musei e tantissimi negozi e che oggi è costretta a vivere una recessione quasi irreversibile. E’ solamente grazie all’impegno e alle proteste dei cittadini che ora la storica ‘old downtown‘ di Niagara è al centro di un progetto di recupero e riqualificazione, anche se i risultati sembrano ancora lontani e i turisti continuano a ignorare la zona. Eppure ho trovato più bellezza qui che tra fiches e casinò.