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E’ Haifa la nuova città santa di Israele?

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Uno dei principali motivi per visitare Israele è sempre stato quello religioso. Ma se pensate che sia solo Gerusalemme la città santa, probabilmente non avete ancora visitato Haifa. Infatti, se da un lato ebrei ortodossi, musulmani e cristiani si contendono, in una difficile convivenza, i luoghi sacri all’interno delle vecchie mura di Gerusalemme ad Haifa sorge il Centro mondiale degli adepti Bahá’í.

Siamo a nord di Israele verso il Libano e Haifa sorge ai piedi del Monte Carmelo, dove religione e storia si intrecciano di nuovo. E’ qui che, secondo la Bibbia, il profeta Elia sconfisse un gruppo di profeti del dio Baal. Oggi invece è il luogo santo dove i meravigliosi Giardini Bahá’í, inaugurati nel 2001, includono il maestoso Mausoleo del Bàb con una cupola alta 40 metri interamente ricoperta di oro 14 carati. Accanto a questa tomba, sorgono altri edifici: un centro studi in cui vengono tradotti nelle varie lingue i testi originali scritti dal fondatore Baha ‘u ‘llah conservati nell’archivio e la Casa Universale di Giustizia che ospita i 9 principali membri dell’alto consiglio dei Bahá’í.

Per capire come ha avuto origine la religione Bahai ho incontrato a Milano due membri dell’assemblea locale, Shervin Setareh e Carla Castello. La fede Bahai è nata in Iran dove il suo fondatore, Baha ‘u ‘llah (1817-1892) accettò la rivelazione del Bàb che nel 1844 affermò di essere l’atteso Mahdi dell’Islam, una sorta di figura messianica già presente nell’ebraismo. Fucilato nel 1850 e proclamato eretico, nella maggior parte dei suoi scritti il Bàb accennò all’arrivo imminente di Colui che Dio renderà manifesto, promesso dalle sacre scritture e che avrebbe instaurato sulla Terra il regno di Dio. Baha ‘u ‘llah quindi si proclamò il promesso dal Babismo ed il Messaggero di Dio, l’educatore tanto atteso dall’umanità per la realizzazione delle promesse escatologiche delle principali religioni mondiali che prevedevano il sorgere di un salvatore come il Cristianesimo, l’Islam, il Buddismo e altre ancora. Perseguitato dagli Ottomani, ha trascorso l’ultima parte della sua vita imprigionato ad Akko e successivamente al suo rilascio ad Haifa. Fu proprio qui che impressionato dalla bellezza del Monte Carmelo, espresse il desiderio che il Bab, il precursore della fede, fosse sepolto lì.

Tra le tante curiosità, il numero 9 contraddistingue molti punti chiave di questa religione. Nove sono i messaggeri di Dio inviati nel corso di tutta l’umanità per rivelare progressivamente il suo piano: Adamo, Abramo, Mosè, Zarathustra (tanto caro a Nietzsche), Krishna, Buddha, Gesù, Maometto e Bàb. Nella struttura spirituale e amministrativa, nove sono le persone che vengono elette come responsabili nelle varie assemblee. In quelle locali (come quella di Milano) e quelle nazionali vengono eletti annualmente. A loro volta questi 9 responsabili di tutte le assemblee nazionali ogni 5 anni si ritrovano ad Haifa per eleggere i nove principali membri dell’alto consiglio. Anche nell’architettura questo numero assume caratteri quasi mistici. Il tempio di Haifa ha nove porte al fine di rappresentare le maggiori nove religioni del mondo e i giardini sono stati progettati in nove cerchi concentrici. Il pellegrinaggio in questi luoghi, che ogni Bahá’í sogna di poter fare almeno una volta dura nove giorni e ripercorre le tappe fondamentali della predicazione e della vita di Baha ‘u ‘llah.

I responsabili ci tengono a sottolineare che non sono una setta, che non fanno proselitismo e accettano ogni altra forma religiosa, in quanto ognuna è preziosa per la rivelazione dell’unico Dio avvenuta nei secoli. La persona che si accosta alla fede Bahá’í ha così piena libertà di accettare queste verità oppure di rifiutarle. Non c’è nessuna scomunica, nessuna imposizione e nessun potere di controllo sulla vita altrui. L’obiettivo è un processo di trasformazione dell’individuo, tramite la preghiera, per poter aspirare all’unità spirituale con tutti gli uomini. Senza annullare le diversità tipiche di ogni cultura nazionale ma al contario risaltarle per arrivare ad apprezzarci come cittadini dello stesso mondo. I Bahá’í sono benvisti anche per il loro impatto positivo nel sociale. Cercare di far progredire l’umanità verso la piena unità e armonia significa anche opporsi a tutti i sopprusi, le violenze e le discriminazioni sostenendo la parità dei diritti fra uomini e donne.

A dispetto di molte persecuzioni musulmane, in aperto contrasto con le teorie dei testi Bahá’í, in Israele il governo ha favorito lo sviluppo di questa religione. Il comune di Haifa per creare simmetria con i giardini in costruzione sul Monte Carmelo ha spostato una sezione della Ben Gurion Avenue di 1,86 metri per allinearla con le scale centrali delle Terrazze. Dall’apertura dei giardini nel 2001, tutto questo ha fatto lievitare il numero di turisti diretti al Monte Carmelo. Negli ultimi anni Haifa risulta così la sesta meta più visitata nello stato ebraico.

Dubitare, rifiutare o accettare questo “nuovo” credo dipende dalla sensibilità di ogni persona. Innegabile, però, è che questa religione proclama la bellezza in tutte le sue sfumature. Basta aprire gli occhi su questi giardini che si incastonano in un paesaggio sospeso tra la montagna e il mare del porto di Haifa. Del resto il Baha ‘u ‘llah diceva che la bellezza è il canale materiale per esprimere la gioia per se stessi e gli altri.

L’ennesima meraviglia in Israele. Da scoprire.

Ulteriori informazioni sul sito ufficiale bahai

9 maggio: vietato dimenticare Peppino Impastato

Alle cose, anche se orribili, ci si abitua. Ci s’indigna, ci si scandalizza, si fa rumore, ma poi il tempo assopisce.  E’ il frastuono incessante del vivere. Ci ritroviamo a lamentarci per motivi che domani non ricorderemo nemmeno. Facciamo battaglie che alla fine diventeranno una resa o al massimo faranno nascere giustificazioni. Sono le pacche sulle spalle del destino.

In Sicilia due anni fa, camminavo tra le case di un piccolo paese che si affaccia sul Tirreno. Era quasi l’ora di pranzo, tra me e la realtà c’era solo caldo e silenzio. Lenzuola stese nell’aria confondevano l’odore del mondo intorno. Era Agosto a Cinisi. Stavo cercando nella memoria un frammento della nostra storia, una persona che nel tempo c’è stata e ha portato via con sé un mare di esistenza con schegge di una lotta forse troppo grande per poterla fare da solo. Era un’attivista, un politico e un giornalista, ma soprattutto un uomo che nel tempo ha avuto coraggio. Coraggio di intitolare un articolo del suo giornale: “Mafia, una montagna di merda”. Era il 1966 e aveva diciassette anni. Si chiamava Peppino Impastato e da quella montagna di merda fu ucciso il 9 Maggio 1978.

Il guardiano del cimitero mi indicò sottovoce la sua tomba. Quasi per non disturbare chi nel silenzio ha costruito un impero.  L’ho trovata tra file di nomi con il cognome Badalamenti. Era lontano dalla tomba di famiglia, quasi in disparte, solo anche li.

Alle cose se non si presta attenzione, ci si abitua, diventano normali e soprattutto innocue.

Oggi, 9 maggio 2012 ricordo Peppino Impastato. Davanti alle brutture del mondo, di fronti agli scempi della politica, nelle sofferenze della gente, negli orrori del quotidiano, ricordo la sua lotta per pensare che qualcosa resta, si ferma dentro di noi come un punto fisso da ammirare. E’ bellezza di vita, della vita.

“In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere; fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio, i muri di mattoni finti, i balconcini, la gente ci va ad abitare e ci mette le tendine, i gerani, la televisione. Tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste. Nessuno si ricorda più di come era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza. Invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente che cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. È importante la bellezza, da quella scende tutto il resto.  Tratto dal film I cento passi.