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9 maggio: vietato dimenticare Peppino Impastato

Alle cose, anche se orribili, ci si abitua. Ci s’indigna, ci si scandalizza, si fa rumore, ma poi il tempo assopisce.  E’ il frastuono incessante del vivere. Ci ritroviamo a lamentarci per motivi che domani non ricorderemo nemmeno. Facciamo battaglie che alla fine diventeranno una resa o al massimo faranno nascere giustificazioni. Sono le pacche sulle spalle del destino.

In Sicilia due anni fa, camminavo tra le case di un piccolo paese che si affaccia sul Tirreno. Era quasi l’ora di pranzo, tra me e la realtà c’era solo caldo e silenzio. Lenzuola stese nell’aria confondevano l’odore del mondo intorno. Era Agosto a Cinisi. Stavo cercando nella memoria un frammento della nostra storia, una persona che nel tempo c’è stata e ha portato via con sé un mare di esistenza con schegge di una lotta forse troppo grande per poterla fare da solo. Era un’attivista, un politico e un giornalista, ma soprattutto un uomo che nel tempo ha avuto coraggio. Coraggio di intitolare un articolo del suo giornale: “Mafia, una montagna di merda”. Era il 1966 e aveva diciassette anni. Si chiamava Peppino Impastato e da quella montagna di merda fu ucciso il 9 Maggio 1978.

Il guardiano del cimitero mi indicò sottovoce la sua tomba. Quasi per non disturbare chi nel silenzio ha costruito un impero.  L’ho trovata tra file di nomi con il cognome Badalamenti. Era lontano dalla tomba di famiglia, quasi in disparte, solo anche li.

Alle cose se non si presta attenzione, ci si abitua, diventano normali e soprattutto innocue.

Oggi, 9 maggio 2012 ricordo Peppino Impastato. Davanti alle brutture del mondo, di fronti agli scempi della politica, nelle sofferenze della gente, negli orrori del quotidiano, ricordo la sua lotta per pensare che qualcosa resta, si ferma dentro di noi come un punto fisso da ammirare. E’ bellezza di vita, della vita.

“In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere; fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio, i muri di mattoni finti, i balconcini, la gente ci va ad abitare e ci mette le tendine, i gerani, la televisione. Tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste. Nessuno si ricorda più di come era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza. Invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fesserie bisognerebbe ricordare alla gente che cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. È importante la bellezza, da quella scende tutto il resto.  Tratto dal film I cento passi.