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Milano e la “carica di alleggerimento”

Le parole sono importanti. Lo diceva Michele interpretato da Nanni Moretti in Palombella Rossa, perché “chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste”. Ed è forse questo il problema di questo paese, non si pensa più. Sembra che la crisi in fondo non ci tocca, le notizie che si ascoltano sembrano di un altro stato, distanti, non nostre. Le proteste disperate degli operai nel Sulcis, i giovani senza lavoro, gli imprenditori sulla cupola del vaticano a urlare la disperazione, i molti casi di suicidi, tutto estraneo. Noi siamo in un altro pianeta, anzi siamo in fila ore per l’Iphone, distratti dalle primarie del PD e il camper di Renzi, dal servilismo riluttante di Vespa a Porta a Porta, passando dalle ostriche della Polverini alle fatture nascoste e tritate di Fiorito. L’Italia ha spento il cervello.

Oggi a Milano, come in molte città italiane, era il turno degli studenti. Era una manifestazione. Questione di parole, importanti: difesa della scuola pubblica, gratuita e accessibile a tutti indipendentemente dal reddito. La protesta doveva passare sotto al palazzo della Regione e salire alle orecchie del presidente Formigoni. Gli studenti chiedevano, per gli scandali sulla sanità che sono emersi negli ultimi anni, le sue dimissioni insieme con quelle della Minetti, incommentabile personaggio della nostra politica che negli ultimi giorni si era degnata del suo terzo intervento in Aula in circa due anni e mezzo da quando è consigliere regionale in Lombardia. Solo che a questo punto è intervenuta la polizia, che per motivi di “ordine pubblico” ha impedito al corteo di sfilare sotto il palazzo della Regione.

Ecco che le parole hanno un limite, la violenza. Solo che dipende da chi la commette. La polizia, raccontano le cronache, è intervenuta con una “carica di alleggerimento”. A chi era presente alla manifestazione, i conti non tornano. Da quando essere colpiti a manganellate è un’azione di alleggerimento? Perché se sono i manifestanti a protestare, lanciando uova e fumogeni, il ministro dell’istruzione Profumo parla di violenza inaccettabile e se invece, al contrario, è la polizia a intervenire picchiando gli studenti si parla di carica di alleggerimento? Non è violenza? Per chi sa ancora pensare liberamente basta vedere i filmati, viene da dire che il problema è anche la comunicazione. Il linguaggio è importante, le parole preziose. Le cose vanno chiamate con il loro nome.

Questa mattina i giovani erano in strada a lottare per difendere le poche speranze che sono rimaste in questo paese. Difendere la cultura e l’istruzione e il diritto di poterla avere ancora liberamente. Una generazione che cerca ancora un mondo più accettabile, con delle opportunità di futuro. Questi giovani sono stati picchiati. E si deve parlare di violenza della polizia non di carica di alleggerimento. Questione di parole da legittimare in una democrazia a rischio, in tensione, a un passo dal regime.

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