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Al Rifugio la normalità si scopre valore

C’è un modo per farsi sentire anche restando in silenzio. Deve essere questo il pensiero di chi ha voluto lanciare un nuovo progetto Caritas a Milano per persone senza dimora. Inaugurato lo scorso dicembre poco prima di natale, il centro di accoglienza si trova sotto il tunnel della stazione Centrale e può ospitare fino a sessantaquattro persone ogni notte. E’ la filosofia del Rifugio che lo rende innovativo. Intendiamoci, questo non è un semplice dormitorio. Stanze da quattro persone, cambi biancheria come in un qualsiasi albergo, una lavanderia a disposizione, quattordici docce e quattordici bagni, servizio internet e televisione. L’accesso è regolato da due Centri di Ascolto Caritas: il SAM (servizio accoglienza milanese) e il SAI (servizio accoglienza immigrati). Questi due uffici, dopo una serie di colloqui individuali, concordano il soggiorno con le persone direttamente interessate, per un periodo limitato che può variare dai quindici giorni fino ai tre mesi.

E’ un “percorso condiviso”. Si aiutano le persone in questioni legali, rapporti con altri servizi pubblici di riferimento, ma soprattutto a ristabilire relazioni interpersonali. Perché quando si precipita nel vuoto, nella difficoltà economica e nella solitudine spesso si cade in una spirale. Wittgenstein scriveva che il mondo del felice è un altro mondo che quello dell’infelice. Probabilmente aveva ragione, ma in questo dualismo tra felicità e infelicità, tra l’ottimismo e il pessimismo, c’è una linea su cui si può camminare. E’ la solidarietà, quella di chi apre gli occhi al mondo e riconosce nell’altro la stessa quantità di cuore, di vita e di valore.

In questo punto della catena, così, tra la burocrazia e gli ospiti del Rifugio, entrano in gioco altre persone. Sono sette, due educatori e cinque custodi, che fanno parte della “Cooperativa sociale farsi prossimo”. Sono loro a gestire il servizio per conto di Caritas. Qual’è la loro idea per il Rifugio? Forse quella di Desio, il coordinatore: “La mia speranza è che le persone in questione, possano sperimentare una fase positiva della loro vita, condizioni abitative più stabili e dignitose e che, con la loro diretta partecipazione, creino condizioni sinergiche per modificare la loro vita”. Desio, ha occhi sinceri e in questo progetto si è rimesso in gioco. Ci crede. Ha un passato pieno. Vissuto per gli altri. Direttore di comunità per molti anni, affrontando il disagio psichico per l’Anfass di Milano, volontario in America latina con l’Operazione Mato Grosso e parte integrante di Emergency quasi sin dall’inizio della sua fondazione.

Infine, per capire dove e come si può collaborare in questa struttura, basta osservare il ruolo dei volontari. Sono circa quaranta, selezionati da Caritas. Frequentano il Rifugio la sera e fanno compagnia agli ospiti. Non sono i salvatori di nessuno, non sono dei professionisti, ma portano semplicemente loro stessi, la loro vicinanza e disponibilità. Tra una partita a scacchi, una conversazione, durante il servizio lavanderia. E’ così che passa un pò di luce, qui si chiama normalità. Tra di loro, Nino ogni lunedi è il parrucchiere del centro oppure Rosaria che essendo medico di base, fra una partita di ramino e l’altra, si presta per consuelenze e visite. Marzia, Chiara, Giusy e Gastone organizzano corsi di italiano per stranieri. Enrico, invece, è disponibile per accompagnare ai servizi del territorio gli ospiti.

La vita nel rifugio insegna. Nell’estremo rispetto reciproco convivono spesso quasi trenta nazionalità. Religioni, culture, lingue, colori della pelle diverse. Ma sempre uomini, uguali per dignità. “Lo sforzo maggiore è teso soprattutto a mantenere un ambiente sereno e amichevole. Cose semplici per creare un ambiente normale in modo da aiutare questi nostri amici e fratelli a rientrare in società –  conclude Desio – perché per quasi tutti loro questa normalità era scivolata via”.

Ci sono tanti silenzi in città. Tante storie diverse. Ai margini dei moralismi e delle opinioni, in un auto, in fila alla posta, ai bordi di un binario, soli. Bisogna solo avere il coraggio di ascoltare quel silenzio. Al Rifugio il cammino è ancora lungo, ma insieme ci stiamo provando.  L’ indifferenza si vince anche così.